WORKS DI GIORGIO VIALI
PERFORMANCE IBRIDA
DATA: 13/02/2025
Titolo: "Works"
Genere: Drammatico
Location: Uno spogliatoio di una palestra di boxe, con specchi appannati, sacchi da boxe appesi e luci fluorescenti. Due panche in legno ai lati, una borsa da pugile a terra e poster di pugili famosi alle pareti.
Costumi: La protagonista indossa pantaloncini corti e un top da boxe, entrambi di un colore scuro, per contrastare con i guantoni da boxe rosa. I capelli sono raccolti in una coda di cavallo. Il trucco è minimale, con un accenno di rossetto rosa. La regista indossa un abbigliamento casual, jeans e una t-shirt, con una giacca leggera. L'altra attrice ha un look sportivo, ma più sobrio, con pantaloni lunghi e una maglietta a maniche lunghe.
PRIMO ATTO: MONOLOGO DELL'ATTRICE
(La scena si apre con l'attrice seduta su una panca, le gambe accavallate. I guantoni da boxe rosa sono appoggiati sulle ginocchia. Ha uno sguardo intenso, riflettendo su ciò che sta per dire.)
Attrice: (Parlando a se stessa, con un tono di frustrazione.) "Che cosa ci faccio qui? Non è forse il caso che me ne vada? La regista non capisce… Quella battuta… è tutto! (Si alza in piedi, inizia a muoversi nervosamente, gesticolando.) È come se stessimo per affrontare un incontro, e io so che, se cambio quel colpo, posso vincere. Ma lei… lei vuole che segua il copione come se fosse una legge. E io… io non posso.
(Si ferma, guarda il pubblico con occhi pieni di determinazione.) Respira. Respira… Da quanto tempo non lavoro? Non posso permettermi di abbandonare questo spettacolo. Ma che senso ha prendere in giro qualcuno che si è sempre preso troppo sul serio? (Pausa, si lascia andare, si appoggia alla panca.)
Misogeno, maschilista, sessista… Vitaliano Trevisan ha lottato con tutto ciò. Non è solo un autore, è un pugile della parola, uno che ha sempre combattuto contro il degrado e la superficialità. E io… io sono qui, in pantaloncini corti e guantoni rosa. (Ride amaramente, si guarda intorno come se cercasse un senso.)
(Fa un passo verso il pubblico, con un tono più appassionato.) L'arte deve essere sovversiva! Non può diventare mainstream! Se non ci battiamo per le parole, cosa rimane? Un corpo a corpo con il linguaggio, con il senso stesso di ciò che facciamo.
(Riprende a muoversi come se fosse in un incontro di boxe, colpendo l'aria con i guantoni.) Ogni colpo, ogni frase, deve avere un peso. Non voglio essere legata a un copione che non sento. Non voglio essere ingabbiata "con un fottuto cappio intorno al collo". (Si ferma, guarda verso l'alto, come se cercasse una risposta.)
SECONDO ATTO: DIALOGO TRA L'ATTRICE E LA REGISTA
(La regista entra, con un'aria decisa. L'attrice è ancora in piedi, i guantoni da boxe in mano.)
Regista: "Sei pronta per la prova? Dobbiamo rispettare il testo, è fondamentale per il messaggio che vogliamo trasmettere."
Attrice: (Con tono infervorato.) "Ma non lo capisci? Quella battuta cambia tutto! È come se togliessimo il cuore a quello che abbiamo costruito. È tutto così superficiale!"
Regista: (Calma, ma ferma.) "Celeste Malfatta ha scritto questo testo per un motivo. Ogni parola è lì per una ragione. Non possiamo cambiarlo."
Attrice: (Gesticolando, la frustrazione cresce.) "Ma il messaggio… il messaggio! Deve essere sovversivo! Non voglio che diventi qualunquista!"
Regista: (Con sguardo penetrante.) "Non è tuo compito decidere il valore del testo. Dobbiamo fidarci della scrittura. Questo è il nostro lavoro."
(L'attrice si ferma, cerca di prendere fiato, si siede sulla panca.)
Attrice: (Sussurrando.) "Magari ha ragione, ma non posso ignorare ciò che sento. Ho bisogno di lottare per questa voce…"
TERZO ATTO: IN SCENA CON UN'ALTRA ATTRICE
(Entrano l'altra attrice e la protagonista. L'atmosfera è tesa, entrambe si guardano con attenzione.)
Altra Attrice: (Scherzando, cercando di alleggerire l'atmosfera.) "Sei pronta per il tuo incontro? Sembra che tu stia per salire sul ring!"
Attrice: (Sorridendo, ma con un velo di tristezza.) "Sì, ma il mio avversario è più grande di quanto pensassi. Le parole… il senso di ciò che facciamo."
Altra Attrice: (Sincera, appoggiandosi alla panca.) "Non è facile. Ma siamo qui per questo, per combattere, per essere voci in un mondo che spesso non ascolta."
(Le due si guardano, condividendo un momento di comprensione profonda.)
Attrice: (Con determinazione.) "Allora facciamolo. Facciamo in modo che le nostre voci risuonino! Non possiamo permettere che questo diventi un gioco da ragazzi."
(Entrambe si preparano, pronte per affrontare il pubblico con la loro verità, mentre la luce si affievolisce lentamente.)
FINE
WORKS DI GIORGIO VIALI
PERFORMANCE IBRIDA
SCRITTO PER SUSANNA RE
DATA: 13/02/2025
WORKS
Vitaliano Trevisan era uno scrittore di una lucidità incisiva e di un’ironia che non provocava semplici sorrisi, ma piuttosto risate taglienti. Era un osservatore acuto della realtà, che descriveva con una precisione maniacale e beffarda. Il suo approccio al racconto del quotidiano si rivelava un potente strumento per non lasciarsi sopraffare dalla banalità della vita. Non si rassegnava a rendere accettabili le sofferenze che tormentano mente, cuore e anima.
Sei anni fa, il suo romanzo "Works" è passato quasi inosservato, come una meteora brillante nel panorama culturale italiano. Einaudi ha deciso di ripubblicarlo, in omaggio alla memoria di Trevisan, arricchendolo con un testo inedito, "Dove tutto ebbe inizio", che si presenta come un’analisi spietata e cristallina della nostra epoca e delle esperienze che abbiamo vissuto. È un contributo letterario di straordinaria forza da parte di un intellettuale italiano.
"Works" continua a sorprendere ed emozionare, anche dopo letture ripetute. È una fonte inesauribile di storie che catturano con precisione implacabile la vita di un giovane uomo. Un ragazzo di provincia che intraprende la scrittura mentre affronta il mondo del lavoro.
Il protagonista, alter ego di Vitaliano Trevisan, si sposta da un cantiere all’altro, attraversando un panorama di attività produttive. Dalla fatica con la malta alla creazione di disegni per mobili, il suo viaggio porta alla luce un Veneto dove il lavoro è una vera e propria religione. Qui, guadagnare denaro è paragonato a recitare preghiere in chiesa e la diffusione della droga è tollerata, purché non interferisca con l’obbligo di essere puntuali e di mantenere le apparenze.
Pochissimi romanzi italiani hanno la potenza dirompente di "Works". Trevisan affronta senza timori le ipocrisie e le falsità di una società che non riesce a liberarsene. Il suo alter ego è coinvolto nel consumo e nello spaccio di droga, e Trevisan non esita a sostenere che prostituirsi può essere un lavoro come un altro, se scelto liberamente. Non si tira indietro nemmeno quando sottolinea che gli incidenti sul lavoro non sono semplicemente sfortunati, ma sono il risultato di un sistema che costringe le persone a vivere nel rischio quotidiano.
In "Works", il lavoro diventa una condanna per l’uomo, un fardello da sopportare qui e ora, senza alcuna certezza di una vita oltre questa. Tuttavia, trovare un’occupazione e guadagnare è anche un obbligo, per non essere emarginati dalla comunità e per non trasformarsi in un’entità invisibile.
Attraverso una vita segnata da lavoro, sogni infranti, delusioni e tradimenti, Trevisan rifiuta ogni forma di opportunismo e non sceglie mai la via del quieto vivere. In "Works", critica apertamente intellettuali e scrittori, rivelando che la sua scrittura è stata guidata da un profondo senso di malinconia e solitudine.
Il Veneto di "Works" è lontano dalle commedie di Goldoni; nelle parole di Trevisan, diventa un baratro umano, devastato dall’industrializzazione e dalla ricerca del profitto, che ha distrutto la politica e desertificato i rapporti sociali.
Forse l’aspetto più inquietante e affascinante del libro è che Trevisan non offre mai consolazione ai suoi lettori. Per quasi 700 pagine, non cede mai alla tentazione di alleggerire il peso di un mondo che ha osservato da vicino, fino a giungere al punto di non farcela più.
Vitaliano Trevisan, scrittore dalla lucidità feroce e dall'ironia tagliente, non concedeva sorrisetti compiaciuti, ma stimolava feroci ghignate. Osservatore implacabile della realtà, la descriveva con maniacale e beffarda precisione, usando il racconto minuzioso del vivere per evitare la palude della quotidianità. Rifiutava la facile condivisione di ciò che strazia mente, cuore, anima e viscere.
Sei anni dopo la sua apparizione come meteora sottovalutata nel panorama culturale italiano, Einaudi ripropone "Works" (696 pagine, 22 euro), in seguito alla scomparsa dell'autore. All'opera si aggiunge un testo inedito, "Dove tutto ebbe inizio", il più spietato e limpido affondo sulla realtà italiana mai scritto da un intellettuale.
"Works" è un libro che non smette di sorprendere, emozionare e stupire, anche a ripetute letture. È una miniera inesauribile di storie sulla vita di un giovane che si avvicina al mondo del lavoro in una provincia veneta, alter ego dello stesso Trevisan. Dal cantiere agli uffici, dal lavoro manuale alla progettazione asettica, il protagonista svela un Veneto in cui il lavoro è religione, il guadagno una liturgia, e la droga un'abitudine tollerata, purché non interferisca con la puntualità e il buon decoro pubblico.
"Works" possiede una forza dirompente, smaschera ipocrisie e falsità sociali senza tentennamenti. Trevisan affronta senza reticenze il consumo e lo spaccio di droga, la prostituzione come lavoro scelto liberamente, e la tragica realtà degli incidenti sul lavoro, non come sfortuna, ma come conseguenza di un sistema che costringe gli individui a condizioni pericolose.
Il lavoro in "Works" è una condanna terrena, un obbligo fisico e metafisico per non finire ai margini. Attraverso una vita scandita da lavoro, sogni infranti, amicizie tradite e delusioni, Trevisan non cede all'opportunismo né al quieto vivere. Nomina intellettuali e scrittori, confessando che la sua scrittura nasce dalla melanconia, dallo straniamento e dalla solitudine: "Disperazione, è per questo che scrivo".
Il Veneto di Trevisan è lontano dalle commedie goldoniane: un baratro umano devastato dall'industrializzazione, dove la politica è corrotta, i rapporti sociali desertificati, il territorio umiliato. L'aspetto più inquietante e bello del libro è la totale assenza di consolazione: per quasi 700 pagine, Trevisan non concede sconti a un mondo che ha osservato troppo da vicino, fino a non poterne più.